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Quanto costa caricare una vettura elettrica a casa? la soluzione per non far salire la bolletta

📅 22 Agosto 2026✍️ di Giorgio Cassini⏱️ 5 min di lettura

Ricordo ancora perfettamente il cliente che nel 2019 arrivò in concessionaria con uno sguardo preoccupato. Aveva appena comprato una Tesla Model 3 e la prima cosa che mi chiese fu: “Giorgio, ma quanto mi costerà ricaricarla a casa ogni sera?” Non sapeva se ridere o piangere pensando alla bolletta elettrica. Vent’anni passati tra le pratiche automobilistiche mi hanno insegnato che quando si parla di veicoli elettrici, la domanda più frequente non riguarda l’autonomia o la tecnologia, ma proprio il costo energetico. E in effetti, il dubbio è legittimo. Molti proprietari di auto a batteria si trovano nella stessa situazione: desiderosi di fare una scelta ecologica, ma preoccupati dalle implicazioni economiche sulla bolletta domestica.

La verità è che la ricarica domestica di un’auto elettrica è tutt’altro che dispendiosa, almeno se confrontata con quello che la gente comunemente immagina. Quando affronto questo argomento, parto sempre da un numero concreto. Una Tesla Model 3, per fare un esempio pratico con una vettura popolare, consuma circa 15-18 kWh per 100 chilometri percorsi. Se fate mille chilometri al mese, state parlando di 150-180 kWh. In Italia, dove il prezzo medio dell’energia si aggira intorno ai 0,25 euro al kWh (considerando le tariffe domestiche attuali), il costo mensile per ricaricare completamente la vostra auto ammonta a circa 37-45 euro. Una miseria, se confrontato con quello che spendete in carburante con un’auto tradizionale.

Ho visto molte volte gli occhi dei miei clienti illuminarsi quando do loro questo dato. Poi arriva sempre la domanda successiva: “Sì, ma se installo una colonnina veloce a casa, non consumo molto di più?” Ecco, qui entriamo nel vivo della questione tecnica. La colonnina domestica – quella che vi consiglio di installare – è generalmente una Wallbox da 3,7 o 7,4 kW, non una stazione veloce. Proprio per questo motivo il consumo rimane molto contenuto, perché la velocità di ricarica domestica è per forza di cose più lenta. La vostra auto non supera i limiti imposti dal sistema di ricarica installato. Non è un male, anzi: è la soluzione migliore per la tasca e per la batteria stessa, che dura più a lungo se ricaricata con calma.

Come scegliere la soluzione giusta per non far salire la bolletta

Da consulente, quando mi trovavo di fronte a clienti che volevano passare all’elettrico, scoprivo che molti facevano un ragionamento sbagliato: pensavano che installare una colonnina più potente avrebbe significato consumare più elettricità. Non è così. La potenza della colonnina determina la velocità di ricarica, non il consumo totale. Se dovete ricaricare 60 kWh per fare il pieno, li consumerete comunque 60 kWh, indipendentemente dal fatto che impieghiate 8 ore o 12 ore. La differenza sta solo nel tempo impiegato.

La scelta concreta che dovete fare riguarda il tipo di contratto energetico. Molti fornitori ormai offrono tariffe dedicate per la ricarica domestica delle auto elettriche, soprattutto se praticate la ricarica notturna. Qui sta il vero trucco per tenere bassa la bolletta. Ricaricare l’auto durante le ore notturne, quando la domanda di energia è più bassa e i prezzi più convenienti, può farvi risparmiare fino al 30-40% rispetto alla ricarica diurna. Ho conosciuto clienti che passando a una tariffa bioraria e ricaricare esclusivamente di notte hanno ridotto il costo a soli 25-30 euro mensili per mille chilometri.

L’altro elemento da considerare è l’installazione della colonnina stessa. Se siete proprietari di una casa con parcheggio privato, potete installare una Wallbox che costa tra i 400 e i 1.500 euro, a seconda della potenza e della complessità dell’impianto. In molti casi, sono disponibili incentivi statali o regionali che coprono una parte significativa di questa spesa. Non è un investimento da poco, ma ammortizzato nel tempo – considerando i risparmi energetici – si ripaga in 4-5 anni.

Le soluzioni alternative per chi non ha il parcheggio privato

Ricordo un episodio che mi ha sempre fatto riflettere. Un cliente abitava in un palazzo del centro storico, senza possibilità di parcheggio riservato. Pensava che comprare un’auto elettrica fosse fuori discussione proprio per questo motivo. Invece, negli ultimi anni la situazione è cambiata radicalmente. Le amministrazioni pubbliche e i privati stanno installando colonnine pubbliche in quantità crescente. Se non potete ricaricare a casa, avete comunque opzioni ragionevoli.

Le colonnine pubbliche di livello base (fino a 7,4 kW) hanno tariffe che si aggirano intorno ai 0,35-0,45 euro al kWh, leggermente superiore alla corrente domestica, ma comunque inferiore al carburante fossile. Se dovete ricaricare una volta ogni due settimane presso una colonnina pubblica, il costo mensile rimane tra i 45 e i 70 euro. Non è il massimo, ma continua a essere una soluzione economica rispetto al tradizionale rifornimento di benzina.

Esiste anche l’opzione delle stazioni veloci, usate principalmente per i lunghi viaggi. Qui i costi salgono: un kilowatt-ora può costare tra gli 0,50 e gli 0,70 euro. Ma attenzione: le ricariche veloci dovrebbero essere l’eccezione, non la norma. Se usate regolarmente le colonnine veloci per la ricarica quotidiana, il costo mensile schizza fino a 100-150 euro, il che rende poco conveniente rispetto a una macchina a carburante tradizionale. Il punto cruciale è usare la ricarica domestica o le colonnine pubbliche lente come base, e le veloci solo quando strettamente necessario.

Il conteggio realistico che nessuno vi spiega

Voglio darvi un quadro completo, come avrei fatto con qualunque cliente serio in concessionaria. Prendiamo una famiglia tipo che percorre 12.000 chilometri annui con un’auto elettrica di media cilindrata, ricaricare esclusivamente a casa con una tariffa domestica standard. Il consumo annuo sarà circa 1.800-2.000 kWh. Al prezzo medio nazionale, significa 450-500 euro all’anno. Con una macchina a benzina equivalente, la stessa percorrenza vi costa in carburante almeno 1.500-1.800 euro annui, senza contare il costo di manutenzione (che per le auto elettriche è sensibilmente inferiore).

Quello che mi ha sempre colpito, nei miei venti anni di mestiere, è come la gente sottovaluti il fattore manutenzione. Un’auto elettrica non ha olio motore, filtri, scappamento, freni (sfrutta la frenata rigenerativa per la maggior parte delle decelerazioni). Gli intervalli di manutenzione sono radi e costano pochissimo. Un cliente che passa all’elettrico non solo risparmia sulla ricarica, ma anche sulla manutenzione ordinaria e straordinaria.

Tornando a quel cliente della Tesla Model 3 del 2019: dopo sei mesi mi disse che la sua paura iniziale era completamente infondata. La bolletta elettrica era salita di circa 40 euro mensili, ma aveva risparmiato oltre 120 euro sulla benzina e altri 50 sulla manutenzione. Un passivo trasformato in attivo. Oggi, con tariffe ancora più competitive e scelta di modelli più ampia, quella storia si ripete quotidianamente. La ricarica domestica della vostra auto elettrica non farà salire la bolletta: ve la farà risparmiare.

Giorgio Cassini

Giorgio ha trascorso vent’anni come consulente automobilistico in una concessionaria di provincia, dove ha maturato competenze sul leasing, sulle immatricolazioni di veicoli stranieri e sulle revisioni periodiche. Racconta aneddoti veri del mondo delle pratiche e delle auto familiari.