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Utilizzo delle dashcam in auto secondo il codice della strada: come evitare problemi alle revisioni

📅 14 Agosto 2026✍️ di Giorgio Cassini⏱️ 7 min di lettura

Alle otto e mezza, davanti al portone del centro revisioni dove passo ancora volentieri a salutare i colleghi, arriva una familiare scura con un box tetto e la carrozzeria lucidata a festa. Dentro, una coppia con due seggiolini sul divano posteriore. Sul parabrezza, bene in mezzo, una dashcam grande come un portapillole. L’ispettore alza un sopracciglio e, senza dire una parola, ci guardiamo: capiamo entrambi che quella piccola scatola, più che registrare ricordi, rischia di fissare un respingimento. Mi avvicino al cliente e gli suggerisco di spostarla dietro lo specchietto retrovisore. In due minuti è fatta, il nastro passa nell’intercapedine del cielo, scende dietro il montante, niente più cavi penzolanti. Il collaudo va liscio. Esco con un sorriso: la regola è semplice, ma bisogna conoscerla.

Cosa consente davvero la legge

Negli anni da consulente in concessionaria ho visto passare di tutto sui parabrezza: deumidificatori, profumi a forma di albero, portabiglietti dell’autostrada. La dashcam, però, è diversa perché registra e, se mal posizionata, può ostacolare la visuale. Il quadro normativo, al netto di interpretazioni creative, dice due cose chiare: è lecito dotarsi di una telecamera a bordo e non serve aggiornare la carta di circolazione, perché parliamo di un accessorio removibile e non di una modifica strutturale del veicolo. Resta però il vincolo, previsto dal Codice della strada, che nessun accessorio deve limitare il campo visivo del conducente o interferire con dispositivi di sicurezza.

Durante la revisione periodica, le verifiche sul campo visivo e sull’integrità del parabrezza sono precise. Le linee guida tecniche, allineate alla normativa europea sulle prove di idoneità su strada, invitano i tecnici a controllare se esistono oggetti fissati nella zona spazzata dai tergicristalli che possano intralciare la vista o costituire un pericolo in caso di urto. L’ispettore non giudica l’utilità della dashcam, ma il suo impatto sulla sicurezza e sulla conformità del veicolo.

Dove montarla per evitare grane

La posizione che consiglio da sempre è la più sobria e, non a caso, la più efficace: appena dietro lo specchietto retrovisore, nella parte alta del parabrezza. In quel punto la telecamera resta occultata alla vista del guidatore e non crea zone d’ombra nel campo visivo primario. Gli attacchi a nastro biadesivo sono preferibili a quelli a ventosa, perché più stabili con il caldo e meno inclini a staccarsi nei cambi di stagione.

I cavi contano quanto la camera. Quante volte, in officina, ho visto fili a penzoloni vibrare a ogni buca. Non è solo un fatto estetico: un cablaggio volante può distrarre, impigliarsi in comandi o coprire sensori e bocchette. L’ideale è far scorrere il cavo lungo il bordo del cielo dell’auto, farlo calare dietro il montante A, quindi scendere verso la presa a 12V o il portafusibili. Un’attenzione in più: il montante A spesso ospita l’airbag a tendina. Il cavo va fatto passare dietro le guarnizioni senza bloccarne l’apertura, lasciando libera la traiettoria di espansione dell’airbag.

In nessun caso conviene posizionare la dashcam al centro del parabrezza o in basso, sopra il cruscotto. Anche se la visuale sembra ampia, agli occhi del tecnico quella scelta può risultare invasiva e, alla prima oscillazione della staffa, diventare motivo di contestazione. Meglio un’inquadratura leggermente arretrata ma conforme, che un grandangolo perfetto pronto a essere rimosso in fretta e furia il giorno della revisione.

Privacy e immagini: il confine da non superare

L’altra domanda che torna spesso è se si possano registrare liberamente strada e targhe altrui. Per esperienza, la risposta operativa è questa: l’uso personale della dashcam, con registrazione in loop e senza diffusione delle immagini, non richiede adempimenti particolari. Diverso è se si pubblicano i filmati online o si condivide materiale riconoscibile: serve una base giuridica adeguata, e in ogni caso è buona norma oscurare volti e targhe. Il riferimento, in Italia, è il Garante per la protezione dei dati personali, che negli anni ha chiarito come la raccolta per fini personali tolleri la registrazione incidente alla circolazione, ma non la trasformi in sorveglianza sistematica.

Attenzione anche al microfono. L’audio, specie se registra conversazioni inconsapevoli, può complicare le cose più del video. Se non serve a documentare urti o clacson, meglio disattivarlo. Le impostazioni più utili restano il loop breve, i tre minuti classici che sovrascrivono i file vecchi, e il salvataggio automatico solo in caso di urto. Il resto, per chi non fa il tassista né il cronista, è superfluo.

Come ragiona un ispettore in sede di revisione

In linea di collaudo, chi verifica il veicolo segue una sequenza: freni, sterzo, luci, emissioni, ma anche integrità del parabrezza e corretta azione dei tergicristalli. Se nota una dashcam, valuta quattro aspetti pratici. Primo, se è solida: niente staffe lente o montaggi provvisori con nastro di carta. Secondo, se invade il campo visivo principale del guidatore. Terzo, se i cavi intralciano la leva del tergicristallo o altre manopole. Quarto, se lascia residui o pellicole che distorcono la visione nella zona pulita dalle spazzole.

Se uno di questi punti non torna, l’esito può virare su un difetto da correggere. A volte basta spostare l’accessorio o fissare il cavo per trasformare un quasi respingimento in una semplice raccomandazione. Altre volte, specie con parabrezza già segnati o graffiati dalla ventosa, il tecnico può chiedere la rimozione sul posto per proseguire. È meno una questione di principio, più una di responsabilità: quell’auto, per i prossimi dodici mesi, deve essere sicura anche nelle ore peggiori di pioggia e controluce.

Accessorio sì, modifica no: perché non serve aggiornare i documenti

Qualcuno mi chiede se l’installazione della dashcam rientri tra le “modifiche costruttive” da annotare sulla carta di circolazione. Ribadisco ciò che ripetevo al banco immatricolazioni quando arrivavano auto estere con accessori già montati: un dispositivo removibile che non altera la struttura del veicolo, non incide sui sistemi di sicurezza passivi e non dialoga con centraline critiche non è una modifica soggetta ad aggiornamento. È un accessorio, al pari di un supporto per smartphone. La discriminante resta l’impatto sulla sicurezza e sulla visibilità, non la semplice presenza dell’oggetto.

Discorso diverso per eventuali impianti elettrici invasivi, come cablaggi fissi che bypassano protezioni o pescano corrente in modo improprio. In quel caso, più che di burocrazia, parliamo di pericolo reale. Ho visto batterie scaricate da parking mode mal gestite e fusibili improvvisati con stagnola. La regola d’oro è passare sempre da un professionista per l’alimentazione permanente e usare kit con protezione sottotensione pensati per l’auto moderna.

Prima della revisione: il mio piccolo vademecum di officina

La settimana prima della scadenza, controllate due dettagli che fanno la differenza. Guardate il parabrezza dal posto guida e chiedetevi se la dashcam “sparisce” dietro lo specchietto: se la vedete chiaramente, probabilmente la vede anche l’ispettore. Poi verificate che il cavo non attraversi in diagonale il vetro né sfiori i tergicristalli. Se scende verso la presa accendisigari, fatelo correre ai margini, meglio se nascosto dietro le guarnizioni.

In giornate calde, assicuratevi che la staffa non si sia ammorbidita. Un supporto che vibra o si inclina sotto il sole di luglio è il candidato perfetto a cadere proprio mentre l’auto è sui rulli. E, se avete montato pellicole parasole, accertatevi che la base adesiva della dashcam non crei bolle o pieghe nella zona pulita dai tergi: al tecnico non interessa l’estetica, ma una bolla nella linea di sguardo è un problema vero.

Infine, una nota che viene dal mio passato tra leasing e auto aziendali: se guidate un’auto in flotta, chiedete in anticipo la policy interna. Alcuni gestori vietano il parking mode in aree private o chiedono impostazioni di retention molto brevi. Meglio una mail oggi che una contestazione domani, specie se l’auto cambia spesso guidatore.

Tornando alla famiglia del mattino, sono ripassati a fine prova con il bollino nuovo sul parabrezza e un grazie spontaneo. La telecamera registrava già la loro uscita dal piazzale, ma non rubava più un centimetro di strada allo sguardo. È la sintesi di tutto questo discorso: tecnologia utile, sì, ma tenuta al suo posto. Se la dashcam diventa un compagno discreto, il Codice della strada non è un ostacolo e la revisione resta quello che deve essere: un controllo sereno, senza sorprese.

Giorgio Cassini

Giorgio ha trascorso vent’anni come consulente automobilistico in una concessionaria di provincia, dove ha maturato competenze sul leasing, sulle immatricolazioni di veicoli stranieri e sulle revisioni periodiche. Racconta aneddoti veri del mondo delle pratiche e delle auto familiari.